Splende il sole

Fratellanza antispecista, eremo e spiritualità

Il progetto Bimbi Mai Nati mi è molto caro: nasce dopo l’estate 2011, quando mio marito ed io aspettavamo il nostro primo figlio, che abbiamo perso alla 9° settimana di gestazione.

Bimbi Mai Nati ha il duplice scopo di informare i genitori che perdono un figlio in gravidanza sul diritto alla sepoltura di embrioni e feti, e di aiutare madri e padri nell’elaborazione del lutto.

Sappiamo che tante persone sono favorevoli all’aborto, sia esso per scelta o terapeutico, altre no, e spesso il diritto alla sepoltura di un embrione, e il diritto all’aborto, vengono presentati in antitesi, cosa del tutto immotivata: le persone hanno idee, modi di intendere la vita, principi diversi, e in una società civile è fondamentale che i diritti di ciascuno siano tutelati, rispettati e garantiti.
Quando nasce un essere umano? La risposta non è semplice, anzi, riguarda un tema bioetico molto complesso; alcuni ritengono che una persona sia tale fin dal concepimento, altri solo dopo la nascita, altri ancora a partire da una certa settimana di gestazione… su un tema così discusso è fondamentale che la sensibilità di ciascuno, e soprattutto di ogni donna, possa trovare riconoscimento, possibilità di autodeterminazione e di libera scelta.

Da cosa nasce questo progetto

Io – Elisa Nuvola Rosa – e mio marito siamo genitori di quattro figli di cui due, mai nati: purtroppo sono morti durante nelle prime settimane di gravidanza.

Quando abbiamo saputo che aspettavamo il nostro primo figlio – che avevamo deciso di chiamare Francesco – è stata una gioia immensa e quando i medici, qualche settimana dopo, ci hanno detto che non c’era battito cardiaco, ci è crollato il mondo addosso.

Nei giorni che hanno preceduto il “raschiamento” (revisione della cavità uterina), reso necessario dall’aborto spontaneo, abbiamo pensato che non volevamo che Francesco finisse tra i rifiuti ospedalieri: anche se grande solo pochi millimetri, per noi quello era nostro figlio, e volevamo seppellirlo per dargli un degno saluto e avere un posto dove andare a trovarlo.

Non avevamo mai sentito parlare di sepoltura degli embrioni ma, cercando su internet, siamo venuti a conoscenza del D.p.r. 285/’90 che consente, ai genitori che ne fanno richiesta, la sepoltura degli embrioni e dei feti morti entro le 20 settimane dal concepimento (oltre le 28 settimane di età gestazionale è obbligatorio seppellire il bambino mentre, se la morte avviene tra la 20° e la 28° settimana, qualora i genitori non richiedano la sepoltura del feto, questa può comunque essere fatta, a discrezione dell’ospedale). Attivare la procedura per ottenere la sepoltura di Francesco non è stato facile, a causa delle poche informazioni sul tema e della scarsa conoscenza della legge da parte di molti medici.

Di grande aiuto ci sono stati il sito CiaoLapo, il Servizio Maternità Difficile della Comunità Papa Giovanni XXIII e la direzione sanitaria dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna (ospedale presso cui ho fatto il “raschiamento”) grazie alla quale, dopo varie peripezie, siamo riusciti a seppellire il nostro bimbo.

La sepoltura di Francesco è stato un gesto per affermare la sua dignità di persona, ma anche un grande aiuto nell’elaborazione del lutto: per noi, lui è il nostro angioletto e avere un luogo fisico, oltre che simbolico, dove portargli un saluto ci ha aiutati a recuperare, poco alla volta, il sorriso.

Il cammino che, dal momento della morte ha portato alla sepoltura di Francesco, è stato complesso, ha comportato l’elaborazione interiore di temi e la gestione pratica di aspetti presentati nel sito, alle pagine collegate a Bimbi Mai Nati.

Durante il nostro percorso abbiamo incontrato alcune persone che ci hanno trattato con distacco, considerando il nostro bimbo come un semplice ammasso di cellule e svuotando la gravidanza di ogni aspetto emotivo e affettivo, ma abbiamo anche conosciuto tante persone straordinarie (personale sanitario, cimiteriale, ecc.) che, con grande umanità e delicatezza, ci hanno informati, orientati, accolti e rispettati nel diritto di scegliere come gestire la perdita del bimbo che aspettavamo.

Dopo questa esperienza riteniamo fondamentale che ogni genitore, nel momento in cui perde un bambino sotto le 20 settimane di età gestazionale, venga tempestivamente informato sulla possibilità di seppellirlo e sulle implicazioni emotive che il lutto in gravidanza comporta, affinchè ciascuno sia libero di gestire e vivere la perdita del proprio bambino nel modo che più corrisponde alla mentalità e alla sensibilità personali.

Con questo progetto speriamo di offrire un valido supporto informativo ed emotivo ai genitori che vivono, per fatalità o anche per scelta, la perdita del loro bimbo durante i primi mesi di gestazione.

Per approfondire visita le pagine:

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